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Traslocare spesso in Svizzera

  • Immagine del redattore: Margot
    Margot
  • 4 gen
  • Tempo di lettura: 7 min

Come organizzare una casa che sai già che lascerai


“Margot, vale davvero la pena sistemare una casa se so già che tra 1–2 anni me ne andrò?”


Dal mio punto di vista ti rispondo: assolutamente sì.


Ho traslocato moltissime volte nella mia vita (nel 2015 addirittura quattro), ma ogni volta ho sentito il bisogno di rendere mio lo spazio in cui vivevo. L’unica vera eccezione è stata un alloggio dichiaratamente temporaneo: sapevo che ci sarei rimasta solo un mese, in attesa che il mio appartamento si liberasse. In quel caso mi sono limitata a strutturarlo in modo essenziale e pratico, così da trovare subito tutto ciò che mi serviva per quei 30 giorni.


Perché abitare bene non dipende dalla durata.


Dopo una giornata intensa di lavoro abbiamo bisogno di un luogo che ci accolga, che funzioni come un nido di protezione, calma e ricarica. Ma non solo: la nostra vita è fatta di momenti felici, tristi, intensi, noiosi, emozionanti. Per questo, per me, è fondamentale avere uno spazio che mi rispecchi e che valorizzi ciò che sono, anche se so che non sarà “per sempre”.

Ricordo, ad esempio, un periodo in cui ho vissuto solo sei mesi in una stanza per gli ospiti. Avevo a disposizione un divano‑letto, una cassapanca in legno e un armadio. Con il permesso del proprietario ho acquistato tende IKEA economiche ma dall’effetto lino naturale, lenzuola neutre dai colori tenui che dialogassero con il legno, qualche piccolo dettaglio decorativo trovato in un brocante per drappeggiare le tende, una cassa di legno usata come comodino e un tappeto in corda. Con poca spesa ho trasformato quella stanza in un ambiente accogliente, personale e coerente con i miei gusti.


Casa come luogo di ricarica, non come investimento immobiliare


Questo concetto è fondamentale. Anche a livello fisico e mentale: corpo e mente lavorano sempre insieme, e quando lo fanno bene noi lo sentiamo subito.

Se vivi la casa come qualcosa di tuo — e non come uno spazio da esibire ai vicini o sui social — diventa più facile rilassarsi davvero e godere di quelle poche, ma necessarie, ore di ricarica quotidiana.


“Come faccio a sentirmi ‘a casa’ in uno spazio che non ho scelto davvero?”


Appartamenti standard svizzeri


Lo so: appartamenti bianchi, neutri o molto standardizzati non piacciono a tutti. Io stessa prediligo case più vissute, magari vecchie, con tanto legno. La buona notizia è che, oggi, tra negozi di seconda mano e brocanti, è possibile trovare oggetti belli a prezzi accessibili.

Quello che fa davvero la differenza, però, è conoscere il proprio stile: riconoscere i colori che ci fanno stare bene, i materiali che ci rassicurano, l’atmosfera di cui

abbiamo bisogno.


Arredamenti impersonali


Negli appartamenti temporanei spesso i mobili sono già presenti — e raramente rispecchiano il nostro gusto. Ammettiamolo: soprattutto nelle grandi città, ci sentiamo già fortunati ad aver trovato una casa. Non possiamo pretendere anche finiture perfettamente in linea con noi.

Ma qualche trucco esiste.


La stoffa, ad esempio. Tessuti, coperture, tende, tappeti: possiamo rivestire, incorniciare e trasformare superfici e arredi. Il mio consiglio è sempre quello di partire dai colori esistenti e dialogare con essi. Se, per esempio, ci sono piastrelle nere, è importante tenerne conto e lavorare per ammorbidirle con materiali e tonalità più calde.


Piccoli gesti per creare identità


Con i traslochi ho imparato a collezionare soprattutto oggetti che sento miei — per una questione di energia, non solo di estetica.

Piuttosto che spostare mobili ingombranti, preferisco coprire un divano con una coperta che amo, abbinarla a cuscini raccolti negli anni, aggiungere pochi elementi chiave. Con pochissimi oggetti è possibile ricreare lo stesso stile di soggiorno praticamente ovunque.


“Ogni trasloco accumulo oggetti… ma poi mi seguono ovunque. Come capisco cosa è davvero essenziale?”


Oggetti che servono vs oggetti che rassicurano


Faccio regolarmente pulizia di cassetti e armadi, soprattutto nei periodi più grigi: mi aiuta a fermare la mente e a portare leggerezza, non solo in casa ma anche dentro di me.


  • Gli oggetti che servono sono pochi ma funzionali: in cucina, ad esempio, bastano pochi utensili di qualità che lavorino davvero bene. Quando smetto di usare qualcosa mi chiedo perché. Se la risposta è che ne possiedo uno migliore, allora il primo può andare.

  • Gli oggetti che rassicurano, invece, sono quelli che, appena li guardi, ti scaldano il cuore. Raccontano una storia, un momento, un legame.

    Quando è mancata mia nonna, ho scelto di tenere solo tre o quattro oggetti: un tappeto che stava all’ingresso di casa sua, simbolo per me di accoglienza, e la sua borsa in lino per gli spartiti musicali, che oggi uso per i miei colori e pennelli. Oggetti utili, belli e vissuti. Non riportano lei in vita, ma rendono la mia casa più mia e, ogni volta che li vedo, mi strappano un sorriso.

Ciò che non considero essenziale sono gli oggetti regalati da persone a cui teniamo, ma che non ci rappresentano. Lo si sente subito: dentro di noi suonano come una nota stonata.


Decluttering emotivo


È difficile, ma necessario.

A volte trattenere certi oggetti è come portarsi dietro tanti piccoli sassolini: singolarmente innocui, ma nel tempo pesanti. Dopo un decluttering mirato, mi piace creare una scatola con gli oggetti più difficili da lasciare andare. Mi prendo il mio tempo, da sola, con la musica giusta, magari una tisana o un bicchiere di vino.

Mi chiedo: perché non riesco a lasciarlo andare? Cosa temo possa accadere davvero?

La verità è che siamo noi a dare valore agli oggetti. Quando entriamo a casa di qualcun altro vediamo cose inanimate: è il proprietario a caricarle di significato. Cambiare prospettiva aiuta a staccarci dal materiale e a dare più valore al tempo e ai ricordi, quelli che traslochiamo sempre con facilità.


Creare un “nucleo essenziale” che ti accompagna ovunque


Immagina di dover partire in poco tempo con solo due valigie: cosa porteresti davvero con te?

Vale anche per i vestiti: meno, ma di qualità. Scelti consapevolmente, in linea con il tuo stile. Quando acquisto scarpe o borse impiego sempre molto tempo: devono essere belle, resistenti e adattabili a più occasioni.


“Come organizzo armadi e spazi senza rifare tutto da capo ogni volta?”


Un’organizzazione che viaggia con te


Il mio ordine non è universale: è adattato alle mie abitudini. E lo riproduco in ogni casa, con piccoli aggiustamenti.

Le cucine cambiano, ma i gesti restano. Prima di un trasloco non sposto solo le pentole: ricreo la stessa disposizione. Lo stesso vale per la scrivania: da anni i cassetti a sinistra, i documenti a destra, sempre con lo stesso schema.

Queste micro‑abitudini fanno risparmiare energia e rendono tutto più fluido.


Scatole e categorie flessibili


Amo le scatole, meglio se neutre e in materiali naturali. Ogni armadio o cassetto è suddiviso per categorie intuitive. Sono pratiche nella vita quotidiana e geniali durante i traslochi: tutto è già classificato.

Per questo, dopo due settimane in una nuova casa, sembra che io ci viva da mesi. Gli scatoloni in giro, per me, significano dispersione di energia. La vita è una: usiamo il tempo per cose più interessanti.


“Ha senso comprare mobili se so che forse non entreranno nella prossima casa?”


Dipende. Non esiste un giusto o sbagliato assoluto, ma il buonsenso.

Piccoli mobili trasformabili possono diventare parte del nostro stile. Io uso un’antica arnia come comodino o mobile laterale: nonostante il peso, mi segue da dieci anni e ha già visto sei case. Lo stesso vale per una vecchia valigia militare svizzera, oggi trasformata in tavolino e contenitore.

Sì a questi acquisti, purché siano trasportabili (meglio se da soli). No, invece, a strutture troppo grandi — come letti o armadi importanti — a meno che non ci sia una reale possibilità di rivenderli.

Per permanenze brevi (3–6 mesi) meglio l’essenziale. Per un anno o più, un certo comfort è giusto, magari cercando soluzioni nell’usato.


“Come evitare di vivere per anni con scatoloni ‘temporanei’ che poi diventano permanenti?”


Energia bloccata


Se traslochi spesso ma alcune scatole non vengono mai aperte, fermati e chiediti perché le stai portando con te. Cosa temi di perdere?

I ricordi vivono dentro di noi. Pensiamo agli oggetti che amavamo da bambini: non li abbiamo più, eppure siamo cresciuti lo stesso.


La scatola della procrastinazione


Esiste, eccome. Biglietti da visita, carte, contabilità, “poi ci penso”.

Io ho risolto con un solo cassetto dedicato alla burocrazia:

  1. tutto finisce lì, senza ordine

  2. una volta al mese lo svuoto completamente

  3. ciò che non serve più viene eliminato

Un metodo semplice che restituisce pace mentale.


Temporaneo non significa trascurato


Vivere temporaneamente non vuol dire vivere male. Penso spesso alla casa come a una stanza d’albergo ben curata: minimale, ma attenta ai dettagli.


“Ogni trasloco mi stressa tantissimo. La casa può aiutarmi invece di

stancarmi?”


Ordine = meno stanchezza decisionale


Il lato bello dei traslochi è la possibilità di alleggerirsi. Se puoi, dedica un’ora a settimana per eliminare il superfluo, stanza per stanza.


Spazi semplici nei periodi di transizione


Inscatolare in anticipo, fotografare la disposizione degli spazi, vivere per un po’ solo con l’essenziale: tutto questo rende il cambiamento più gentile.


“Come posso arredare in modo leggero, senza attaccarmi troppo ma senza vivere nel vuoto?”


Equilibrio tra distacco e cura


Non siamo i nostri oggetti. E loro non sono noi.


Oggetti neutri ma caldi


Materiali autentici — legno, pietra, metallo, tessuti naturali — trasmettono calore senza appesantire. Osserviamo la natura e lasciamoci ispirare.


Bellezza non pesante


Fotografare una stanza aiuta a capire cosa crea pesantezza: troppi colori, troppi stili. A volte non serve eliminare, ma scegliere una direzione.


“C’è un modo di traslocare meno traumatico, anche emotivamente?”


Rituali di chiusura


Quando ho dovuto lasciare case a cui ero molto legata, mi sono inventata una “cena con la casa”. Telefono spento, presenza totale, rivivendo ogni gesto e ogni ricordo. Un modo per ringraziare e chiudere con dolcezza.


Se dovessi darti una sola regola per vivere bene in case temporanee:


Abita il presente con cura. Non rimandare il benessere a una casa futura, non attaccarti alle cose materiali. Crea spazi che ti sostengano qui e ora, perché sentirsi a casa è una pratica quotidiana, non una destinazione.

House of Margot

 
 
 

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